CRONACHE DEL DOPOBOMBA QUANDO IL FUMETTO DIVENTA REALITY

Questo vecchio saggio parla del nesso tra reality show e “Cronache del dopobomba”, grande racconto di Philip K. Dick ripreso successivamente sotto forma di fumetto da Bonvi negli anni ’70. Ho deciso di ripubblicarlo perchè mi è capitato nelle mani mentre sentivo parlare di Iran, di summit per l’ambiente a Copenhagen, di grande fratello, di torte di mele.

Introduzione

Con questo lavoro ho cercato di analizzare dei temi particolarmente attuali che, nel bene e nel male, hanno catturato la nostra attenzione primo perché un argomento riguarda la sicurezza del nostro pianeta, secondo perché l’altro argomento ha fatto sprecare parole e tempo un po’ a tutti noi. Per puro caso ho avuto la fortuna di conoscere un fumetto che purtroppo non ha avuto il successo dei Peanuts, dei fumetti disneyani o del più recente Dylan Dog, riferendomi soprattutto al consumatore di fumetti medio, ma che personalmente trovo una vera opera d’arte che, come molte opere letterarie, musicali e cinematografiche, risulta sempre attuale e pare non invecchiare mai. Il fumetto in questione è “Cronache del dopobomba”, di Franco Bonvicini, alias Bonvi, che risale al lontano 1972. Già il formato per uno poco esperto come me lascia un pochino sorpresi, infatti ricorda il classico bloc notes che, però, all’interno risulta impreziosito da due bordini laterali che danno l’effetto di pellicola da macchina da presa, e quindi l’impressione di scorrevolezza confermata dai pochi dialoghi e dalle classiche espressioni onomatopeiche dei fumetti. La crudezza dei disegni lascia il lettore disorientato, forse perché chi sfoglia un fumetto, non si aspetta di trovare certe immagini, forse anche perché reputa assurdi molti atteggiamenti che assumono i protagonisti delle vignette. Infatti, troviamo personaggi con dei ruoli inspiegabili nella vita reale, ma questo mondo ribaltato ci proietta con freddezza davanti agli occhi la pericolosità di un disastro nucleare che fa riflettere anche perché noi tutti sappiamo che le bombe di Hiroshima e Nagasaki, nonostante l’orrore che hanno causato, se paragonate alle bombe disponibili adesso sono solo dei petardi. Bonvi, con le “cronache”, affronta un tema di enorme rilevanza sociale: “le storie producono scandalo e il lettore prende su di sé questo fardello, diventa suscettibile ed è costretto a riflettere sui temi forti di una medialità altrimenti istituzionalizzata da narrazioni addomesticate che fanno vincere di regola i buoni sui cattivi, l’ordine sul disordine” (Di Pietro, 2006, p. 17). Così il fumetto diventa anche un canale di informazione che aiuta ad aprire gli occhi, a guardarci intorno ed a capire quello che non sempre i canali informativi “tradizionali”, influenzati dai poteri forti, ci nascondono o, meglio, ci sfumano. Infatti, chi come me fa il suo incontro con questo fumetto solo nel duemilasette, stenta a credere di trovarsi fra le mani un lavoro del 1972 perché uno degli argomenti più attuali riguarda proprio la corsa al nucleare dell’Iran, guidata dal suo presidente Ahmadinejad, che sta scatenando le ire di chi col nucleare ha molta familiarità, ha avuto il coraggio di “scherzarci” nel 1945 e non esiterebbe ad azzardare delle contromisure preventive per consolidare il suo potere. In questo saggio, per parlare delle “Cronache del dopobomba”, ho utilizzato anche l’omonimo libro di Philip K. Dick del 1965, al quale il fumetto di Bonvi si ispira, romanzo che non poteva essere tagliato fuori dall’analisi perché ricco di particolari molto interessanti e, quindi, perfetto per rafforzare i concetti emersi dalla tesi. Inoltre, questo lavoro potrebbe risultare un piccolissimo omaggio per ricordare i venticinque anni passati dalla scomparsa dello scrittore americano. L’altra faccia della medaglia del saggio è rappresentata dai reality show che, negli ultimi anni, hanno invaso i palinsesti televisivi nazionali e internazionali cambiando completamente i modi di fruizione del mezzo “principe” della maggior parte delle nostre case. La sindrome del grande fratello (echelon) ha portato nelle nostre case un nuovo modo di rapportarci con lo schermo. Tutto ciò ha dato il via libera alla nascita di diversi reality dai temi più bizzarri, perché la fame per un certo tipo di prodotto doveva essere saziata. E se all’inizio il successo era garantito anche quando i partecipanti erano i classici vicini di casa, non c’è voluto molto tempo a soddisfare la domanda che un po’ tutti si ponevano, ovvero: chissà se un giorno faranno i reality con i vip? La risposta appare superflua. In questo saggio si possono trovare diversi punti che accomunano il fumetto di Bonvi e il romanzo di Dick al reality show (oltre al fatto dell’attualità): vediamoli.

1) Selezione naturale come casting.

Il primo risultato che provocherebbero sulla terra una serie di bombe atomiche sarebbe la decimazione della razza umana. Deflagrazioni su scala mondiale, infatti, produrrebbero un numero stratosferico di vittime all’istante, i sopravvissuti (sempre che attualmente sia possibile sopravvivere ad una guerra nucleare) si troverebbero davanti ai loro occhi, ipotizzando che la cecità non sia un probabile effetto collaterale, una situazione tragica fatta di morte, di distruzione, di effetti collaterali impensabili, di menomazioni fisiche e psichiche tali forse da ritenere fortunati tutti quelli che non sono scampati alla morte, anche se forte è l’istinto di sopravvivenza. Dopotutto, come ricorda Borrelli: “la bomba atomica costituisce un rischio globale. La morte che essa minaccia riguarda la totalità degli esseri viventi, la consapevolezza che gli uomini di qualunque razza e nazionalità ne ricavano è l’unicità del genere umano” (Borrelli, 2000, p. 195). Quindi il ristretto numero di sopravvissuti rappresenta il risultato di una selezione “innaturale” , premiati perché al momento dell’esplosione, o meglio quando si sono resi conto di quello che stava accadendo, sono riusciti a trovare un riparo ben protetto o qualche sorta di rifugio improvvisato. Rimane comunque il fatto che la voglia di sopravvivere è guidata da una forza tale che spinge il genere umano a resistere anche nelle situazioni più difficili e nel romanzo dickiano, al momento delle esplosioni, Hoppy il focomelico ne è un esempio: “non dobbiamo risalire nemmeno più tardi, si disse, per via delle radiazioni. Era proprio l’errore che avevano commesso i giapponesi; erano saliti subito, sorridendo. Per quanto tempo vivrò quaggiù? Si chiese Hoppy. Un mese? Niente acqua, a meno che non si rompa un tubo. Dopo un po’ niente aria, a meno che le molecole filtrino attraverso le macerie. Sempre meglio che cercare di uscire, però. Io non uscirò, si ripetè. Non sono stupido come gli altri. Questo spazio sembra fatto apposta per me. Resterò qui; posso andare avanti per giorni e restare vivo ” (Dick, 1965, p. 75, 76). Come dopo la bomba abbiamo pochi sopravvissuti frutto di una selezione, così nei realities troviamo sempre un numero limitato di partecipanti frutto di una selezione che, nel caso del programma, prende il nome di provino o casting. Anche in questi provini all’inizio troviamo un numero elevato di pretendenti per far parte del cast. Durante questi provini, le aspettative di chi vi partecipa sono elevate (istinto di sopravvivenza) ma il ristretto numero di posti disponibili ha come conseguenza una dura selezione. Rispetto alla bomba, ci sono metodi di selezione differenti (per fortuna!!) ma per partecipare al programma gli aspiranti “protagonisti” devono possedere qualità equiparabili, nelle dovute proporzioni, a quelle dei sopravvissuti. Il primo punto in comune tra “Cronache del dopobomba” e  reality  è quindi la selezione, si parte cioè da un numero ampio di abitanti/aspiranti per rimanere in pochi superstiti/concorrenti.

2) La teoria del complotto

Nelle “cronache” emerge un fatto diretto discendente della catastrofe scatenata dalle esplosioni all’idrogeno: la teoria del complotto. La dura lotta per la sopravvivenza porta i superstiti a prediligere valori come la diffidenza, l’astuzia e oltretutto troviamo celata nelle comunità una forte tendenza all’individualità, quest’ultimo valore appare in maniera nitida con Bonvi. D’altronde la scarsità di mezzi e risorse risulta essere inversamente proporzionale a dei valori quali la fratellanza e la generosità. I principali esempi di complotto emergono dal romanzo dickiano: il dott. Bluthgeld vede il complotto contro la sua persona ovunque e proprio questo lo porterà a compiere gesti folli; Hoppy complotta per sostituirsi a Dangerfield e diventare così il padrone del mondo; il venditore di occhiali Eldon Blaine della comunità vicina complotta il rapimento del focomelico tuttofare; tutti i superstiti in vari modi complottano spinti dall’istinto di sopravvivenza. “Appena tornato a Bolinas, quella sera stessa, Eldon Blaine fece prendere alla bambina la prima dose di antibiotici, poi si affrettò ad appartarsi con sua moglie. Ascolta, laggiù a West Marin c’è un tuttofare coi fiocchi, di cui non hanno parlato con nessuno; ed è a soli trenta chilometri da qui. Io credo che dovremmo inviare una delegazione e portarlo qui da noi ” (Dick, 1965, p. 112). Teoria del complotto, astuzia e diffidenza affondano le loro radici in uno dei principali problemi del dopobomba: la ricostruzione dei rapporti sociali. Le comunità in vita prima della bomba hanno subito mutamenti radicali, i sopravvissuti sono, dunque, costretti a gettare nuove basi per la vita in comunità, ovvero devono ricostruire nuovi rituali ed adattarli alla nuova situazione sociale. Nel “Grande fratello” troviamo tutte queste caratteristiche perché i concorrenti al loro ingresso nella casa, trovandosi in un contesto del tutto nuovo per loro (telecamere, sconosciuti, eccessivo tempo libero prolungato) devono, per ottimizzare la convivenza, riorganizzare le abitudini assimilate nel periodo che precede questa nuova esperienza. Anche la socialità iniziale favorita dal contesto, col passare dei giorni, lascia spazio all’astuzia, alla diffidenza ed alla cospirazione tramite il meccanismo della nomination. Infatti, se nelle “cronache”  il complotto si traduce in rivalità tra le comunità e spesso anche con l’eliminazione fisica, nel “Grande fratello”  si creano fazioni consolidate nel tempo che sfruttano le nomination per eliminare i concorrenti indesiderati. In questo modo i protagonisti del reality aumentano le loro chances di arrivare al successo finale, ovvero quello che nel dopobomba corrisponde alla sopravvivenza.

3) Dangerfield: lo studio televisivo

Nel romanzo di Philip K. Dick  appare, ad un certo punto, un personaggio importantissimo per tutte le comunità createsi dopo l’attacco nucleare. Walt Dangerfield, questo è il suo nome, venne lanciato in orbita poco prima dello sganciamento delle bombe assieme alla moglie Lydia per diventare così la prima coppia ad emigrare su Marte. Le possibilità di riuscita erano stimate intorno al sessanta per cento ma: “Pensate ad una lunga autostrada” aveva detto una volta Dangerfield in un’intervista, rispondendo alla domanda di un giornalista sui rischi del viaggio. “un milione di miglia a dieci corsie… senza traffico in senso contrario, né camion che ti rallentano. Immaginatevi lì alle quattro del pomeriggio… solo il vostro veicolo, nessun altro. Come dicono i ragazzi, che c’è da preoccuparsi?” Poi aveva fatto un ampio sorriso (Dick, 1965, p.38). Il razzo per arrivare a destinazione doveva compiere diverse fasi. La terza fase prevedeva l’orbita sulla terra  per poi passare alla quarta fase, che avrebbe dovuto portare i pionieri verso il pianeta rosso. Dopo la catastrofe il razzo rimase bloccato alla terza fase iniziando cosi un’orbita perpetua (carburante e viveri permettendo) intorno alla terra. Walt divenne così il punto di unione tra le varie comunità sorte dopo le bombe. Egli era l’unico che poteva divulgare notizie sulle comunità lontane, comunicategli da alcuni tuttofare che riuscivano a stabilire un contatto radio dalla terra, trasmetteva brani e letture che aveva a bordo, inoltre esaudiva le richieste artistiche, proprio come un vero disc-jokey. Come Dangerfield risulta una finestra sul mondo per le comunità, lo studio televisivo svolge le stesse funzioni per i partecipanti di qualsiasi reality. È  caratteristica di ogni realities andare in onda una volta alla settimana per la puntata di rito. Proprio come Dangerfield comunica con le comunità sparse per il mondo ad intervalli di tempo regolari scanditi dall’orbita del razzo, così la puntata in prima serata settimanale stabilisce il contatto tra partecipanti e lo studio televisivo, luogo che ospita il conduttore del reality, i  parenti  e gli amici dei partecipanti. Gli abitanti delle comunità non perdono mai un contatto con Walt D. perché ogni suo passaggio è l’evento principale che spezza la monotonia. Allo stesso modo gli inquilini della casa del grande fratello hanno la possibilità di ricevere comunicazioni importanti su fatti che avvengono all’esterno e oltretutto possono sentire voci amiche. Perciò l’importanza di avere notizie che provengono da lontano è una caratteristica che si può riscontrare sia in Dick sia nel reality.

4) La sopravvivenza

Il tema della sopravvivenza è stato tirato in ballo più volte nei paragrafi precedenti, la sua importanza perciò merita un paragrafo a parte. Il fumetto di Bonvi ci mette da subito alla luce il più grande problema del dopobomba: “da subito troviamo una lotta furibonda a tre (con due vittime) per accaparrarsi un barattolo di cibo in scatola che in seguito risulterà essere un barattolo di vernice (Bonvi, 1972, p. 2,3,4); una donna nasconde il suo pargolo per scappare dai topi intelligenti e lo ritrova nello spiedo di due felici sconosciuti (Bonvi, 1972, p. 14,15,16);  mamme con all’interno il figlio collegato ancora tramite il cordone ombelicale che, dopo aver scovato un uomo  addormentato, incitano il figlio a divorarlo” (Bonvi, 1972, p. 14,15, parte II). Questi esempi ci fanno da subito capire l’importanza di procacciarsi il cibo in condizioni del tutto sfavorevoli. Ma non è tutto: oltre al cibo bisogna soddisfare altri bisogni che hanno quasi la stessa importanza come lo svago, nonostante i limiti creati dalle nuove condizioni: “un vecchio prete con parecchio tempo a disposizione, costruisce una macchina con tapis roulant per la masturbazione (Bonvi, 1972, p. 24,25, parte II); sempre lo stesso prete costruisce dal nulla una parente della più conosciuta bambola gonfiabile per soddisfare i suoi bisogni (Bonvi, 1972, p. 28-35, parte II)”. Il pericolo, inoltre, si manifesta anche sottoforma di topi intelligenti e piante geniali che da affabili diventano carnivore  (Bonvi, 1972, p. 8-13, 44-47). Parlando di reality il pensiero corre subito verso “L’isola dei famosi” in onda su rai due dove pseudovip più o meno conosciuti dalle platee devono sopravvivere nonostante la scarsità di risorse fornite dall’isola equatoriale, scenario della loro avventura. Qui i concorrenti, o almeno così ci mostrano le immagini montate dalla produzione, per sfamarsi devono cercare le pietanze più disperate come lumaconi di mare, plancton, molto cocco e prelibatezze del genere. Parecchi concorrenti, assuefatti dal tenore di vita occidentale, perdono anche più di dieci chili ed i topi intelligenti nell’isola vengono interpretati dagli insetti con alle spalle un’evoluzione millenaria e dalle fitte reti di mangrovie. Inoltre, troviamo anche casi (Carmen russo) di noci di cocco trasformate in teste per ingannare il tempo perché anche nell’isola le ore sembrano non passare mai. Nel “Grande fratello”, dove la produzione non fornisce un rifornimento di viveri costante, quello del cibo diventa spesso motivo di scontri fomentati dal fatto che all’interno di un contesto simile ogni avvenimento risulta amplificato. Sempre nello stesso reality, nell’edizione tuttora in corso, un concorrente isolato per un breve periodo ha costruito una bambola a grandezza naturale per simulare un’amica con cui parlare, affiancata subito dopo da un cane di cartone.  La sopravvivenza, dunque, aumenta le similitudini tra il dopobomba ed il reality.

5) Gli sforzi tecnologici

Il romanzo di Philip K. Dick  mette in evidenza come gli abitanti delle nuove comunità e delle città cercano di riorganizzarsi per avvicinarsi al livello tecnologico della società prebomba. Le automobili adesso  vengono trainate dai buoi oppure diventano carri a legna. Si cerca di recuperare ovunque pezzi meccanici da assemblare per dar vita a nuove creazioni. Stuart McConchie, un venditore nero di Berkeley: “aveva sentito dire che era stato trovato un grosso missile sovietico teleguidato, uno che non era esploso; si era conficcato nel terreno dalle parti di Belmont, e un contadino che stava arando lo ha trovato per caso: il contadino lo vendeva pezzo per pezzo, e ce n’erano a migliaia solo nel sistema di guida; costavano un penny l’uno, a scelta” Stuart “vendeva trappole elettroniche omeostatiche, che non era lui a costruire. Parassiti e animali infestanti avevano subito mutazioni anche loro, e adesso erano capaci di evitare o respingere le normali trappole passive, per quanto complesse” (Dick, 1965, p. 119, 120). Qualcuno, invece, ha raggiunto livelli addirittura sorprendenti. Hoppy Harrington, il focomelico tuttofare di West Marin che: “chi ha costruito la sua sedia mobile? Chiese Eldon. Dopo sette anni avrebbe dovuto arrugginirsi, e magari in parte rompersi, come capitava ad ogni oggetto. L’ho costruita io, rispose il  focomelico. Ma come può averla costruita lei? È una contraddizione. Prima avevo dei collegamenti con il corpo, adesso ce li ho con il cervello. L’ho fatto io stesso. Sono io il tuttofare, da queste parti (Dick, 1965, p. 106). Ma Hoppy sicuramente supera se stesso quando afferma: “posso trasmettere alla distanza di quattrocentocinquanta chilometri. Stava dicendo Hoppy. Potrei raggiungere i ricevitori di tutta la California settentrionale, ma nulla di più, trasmettendo in via diretta.  Ma inviando i miei messaggi al satellite perché vengano registrati e poi ritrasmessi in continuazione mano amano che si sposta… Puoi raggiungere il mondo intero, concluse per lui Eldon. Proprio così, disse Hoppy. A bordo c’è tutta l’attrezzatura necessaria; obbedirà a tutte le istruzioni che gli giungeranno dal suolo” (Dick, 1965, p. 106). Tutti questi esempi ci mostrano la tenacia dei superstiti per ritornare ad una “dignità” tecnologica. Lo sforzo dei tuttofare e delle persone qualunque raggiunge valori straordinari se rapportati alle disponibilità, risultati che si ottengono anche grazie alla voglia di migliorarsi. Se prendiamo in considerazione il “Grande fratello”, lo sforzo tecnico e tecnologico per mettere in piedi un programma del genere raggiunge proporzioni monumentali. All’interno della casa troviamo una quantità spropositata di telecamere: fisse, mobili e ad infrarossi. Tutte perfettamente orchestrate per non perdere nessun particolare saliente, le telecamere monitorano tutta la casa ventiquattro ore su ventiquattro. Grazie all’elevato numero di tecnici costretti a visionare un numero elevatissimo di minuti registrati, si possono raccogliere gli spezzoni migliori. Dopo questo lavoro si passa al  montaggio, in modo tale che la striscia quotidiana (sintesi della giornata vissuta dentro la casa che garantisce agli spettatori una visione abbastanza chiara degli intrecci che si sviluppano tra i concorrenti) garantisca un risultato perfetto. Ma gli sforzi maggiori, se consideriamo di routine quelli della puntata settimanale in prima serata, sono quelli che emergono per soddisfare tutti gli utenti che pagano un abbonamento per seguire quello che avviene all’interno della casa tutto il giorno. Tutto questo costruisce un tassello che rafforza la similitudine tra reality e il dopobomba.

6) La trappola del sesso

Il sesso ha da sempre coperto un ruolo importantissimo nella vita degli esseri viventi. Durante i secoli l’uomo ha continuamente soddisfatto questo bisogno sia per dare continuità alla razza umana sia per puro divertimento. Nelle cronache di Bonvi visto e considerato il tenore di vita delle persone, la difficoltà di trovare un pasto a causa della forte concorrenza venutasi a creare tra i sopravvissuti ed il proliferare di mutanti ovunque, il sesso diventa un’arma perfetta per accalappiare le prede. Se consideriamo poi il fatto che per sedurre un uomo non ci vuole troppa fatica, la donna si trova tra le “mani” una trappola quasi sempre infallibile. Nel fumetto in questione, infatti, troviamo questo concetto illustrato con straordinaria chiarezza, ma si parte proprio da quel quasi infallibile: “una specie di Frankestein scava vicino a dei palazzi distrutti in cerca di cibo. L’uomo, trovato un barattolo, si allontana ma sente un richiamo che proviene proprio da un palazzo. Una donna formosa e senza veli mostra le sue caratteristiche fisiche e attira l’uomo dentro il palazzo. L’uomo sembra ipnotizzato dalle forme e segue la donna all’interno ma, per questa volta, è proprio lui ad avere la meglio e si porta a casa un pezzo di carne fresca.” (Bonvi, 1972, p. 54-56). Negli altri casi invece la trappola funziona perfettamente perché: “una donna aspetta priva di ogni vestito all’interno di una grotta formatasi tra le macerie. Attirare l’attenzione di un passante diventa per lei un gioco da ragazzi; l’uomo tutto preso dai suoi comodi non si accorge che la donna nel frattempo ha estratto un coltellaccio, ha sventrato il malcapitato e, dopo averlo infilato dentro un sacco si dirige dai figli gridando tutti a tavola” (Bonvi, 1972, p. 62-64). In queste condizioni capita anche che siano gli uomini a cercare la disavventura: “tre signori si avvicinano ad un rudere, dimora di una avvenente donna che risponde affermativamente ai richiami dei tre. Il primo si fa avanti felice ma una volta dentro non vedrà mai più l’esterno della grotta. È normale adesso che gli altri due rimasti fuori siano un po’ titubanti al nuovo richiamo della dama” (Bonvi, 1972, p. 20,21 parte II). Anche i bambini sono costretti a partecipare a questa lotta per la vita capitalizzando al meglio le loro caratteristiche, inferiori a quelle degli adulti: “nell’ormai classico paesaggio desolato composto da rottami e macerie, una bimba attira un signore. Con gli occhietti dolci compie una fellatio all’uomo che sembra tutt’altro che imbarazzato dall’età della bimba ma, il suo piacere, si trasforma in un attimo in dolore terrificante perché il suo organo genitale viene letteralmente strappato con un morso” (Bonvi, 1972, p. 26,27 parte II). Nel “Grande fratello” sono stati tantissimi i paragoni che riguardano il sesso come trappola. Infatti, pur di rimanere in gioco, molti concorrenti sfruttano le storie di sesso per accaparrarsi le simpatie del pubblico, storie che fanno sempre presa sugli spettatori. Spesso capita che le situazioni che si verificano all’interno riducono le possibilità di permanenza di alcuni concorrenti. A questo punto allacciare una relazione può risultare un’arma vincente e, più ci si spinge oltre, più si cattura il consenso del pubblico. Il sesso dunque  diventa una soluzione interessante per sopravvivere nella vita e nel reality.

Conclusioni

L’analisi del romanzo di Philip K. Dick  ed il fumetto di Bonvi hanno moltissimi punti con il reality. Oltre all’attualità del nucleare e di questo tipo di format, ho riscontrato che in entrambi i casi si parte da un numero elevatissimo di persone che, con la selezione, diventano un numero ridotto; la teoria del complotto, la ricostruzione dei rapporti sociali e valori come diffidenza e astuzia sono caratteristiche comuni; risulta evidente il collegamento con le realtà lontane; la sopravvivenza , gli sforzi tecnologici e il sesso ugualmente si riscontrano sia sul reality sia sulle cronache. Ma una caratteristica che lega questi prodotti è l’esagerazione: la corsa al nucleare diventa un problema sempre più centrale nella nostra vita, non paghi dei fatti del 1945, ma ugualmente monitorare delle persone 24 ore su 24 ha dato il via al logoramento della privacy, dove Echelon rappresenta perfettamente la bomba all’idrogeno.

Bibliografia & articoli

ABRUZZESE A., BORRELLI D., 2000, L’industria culturale, Roma, Carocci.

DICK P.K., 1965, Cronache del dopobomba, Roma, Fanucci.

BONVI, 1972, Cronache del dopobomba, Milano, G. Vincent edizioni.

DI PIETRO F., 2006, Fumetti suscettibili, Sassari, Edes.

LA REPUBBLICA DEGLI ANDROIDI, numero 1, anno 1, marzo 2007

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gennaio 2, 2010. Tag: , , , , , . letteratura, televisione.

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